Crisi dei bar, in provincia di Grosseto 89 chiusure in sei anni
Confesercenti: in provincia 89 bar in meno dal 2019 al 2025 (-11,5%), 38 solo nel capoluogo (-13,9%). La Maremma regge meglio della media toscana.

- Provincia di Grosseto: da 772 a 683 bar, -89 attività (-11,5%) tra 2019 e 2025
- Nel solo Comune di Grosseto: da 274 a 236 bar, -38 attività (-13,9%)
- In Toscana la flessione complessiva è stata del 16,3%, a livello nazionale del 14,2% (24.073 bar in meno)
- Confesercenti promuove una raccolta firme per una legge contro la desertificazione commerciale
Negli ultimi sei anni la provincia di Grosseto ha perso 89 bar, passando da 772 a 683 attività, con un calo dell'11,5%. Lo comunica Confesercenti, che ha elaborato i dati delle Camere di commercio relativi al periodo 2019-2025 nell'ambito della campagna nazionale sulla desertificazione commerciale.
Il dato del capoluogo
Nel solo Comune di Grosseto il fenomeno risulta più accentuato: 89 bar chiusi dal 2019 al 2025 in provincia di Grosseto. Nel solo capoluogo 38 attività in meno. Le attività cittadine sono passate da 274 a 236, con una contrazione del 13,9%.
La Maremma, pur perdendo circa un bar ogni nove, tiene meglio rispetto ai dati medi regionali e nazionali. In Toscana, nello stesso periodo, la diminuzione complessiva dei bar è stata del 16,3%, mentre a livello nazionale il numero delle imprese è sceso da 169.839 a 145.766, con 24.073 attività in meno e una flessione del 14,2%. Il quadro nazionale mostra inoltre che la contrazione è stata più intensa nei comuni capoluogo, dove il calo raggiunge il 15,6%, contro il 13,4% degli altri comuni: una dinamica che trova riscontro anche nel territorio grossetano, dove il capoluogo registra una riduzione percentuale superiore rispetto al resto della provincia.
Le parole di Ricci
«Il fatto che Grosseto abbia retto meglio della media toscana e nazionale non deve farci sottovalutare il fenomeno», commenta Alessandro Ricci, presidente provinciale Fiepet Confesercenti Grosseto, secondo cui perdere 89 attività nell'arco di sei anni significa perdere imprese, occupazione, servizi e punti di riferimento per le comunità locali.
Ricci attribuisce la crisi all'aumento dei costi dell'energia, delle materie prime, del lavoro e degli affitti, sommato al cambiamento delle abitudini di consumo e a una maggiore prudenza nella spesa delle famiglie. Il presidente sottolinea inoltre che la vocazione turistica del territorio rappresenta una risorsa, ma non è da sola sufficiente a garantire la sostenibilità delle imprese per l'intero anno.
L'iniziativa
L'associazione collega i dati alla proposta di legge di iniziativa popolare "Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità". Per sensibilizzare sul tema è in programma una raccolta firme venerdì 2 ottobre, dalle 14 alle 16, presso l'Ice Caffè Pagni di Follonica.







