Lucio Corsi racconta la Maremma nel podcast di Cattelan: «È come il Far West»
Il cantautore ha descritto la sua terra d'origine come autentica e selvaggia, tra storia della malaria, il lago Prile e il brigante Tiburzi.

- Lucio Corsi ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan
- La Maremma descritta come "il Far West", terra brulla e autentica
- Racconto storico su malaria, lago Prile e il brigante Domenico Tiburzi
Il cantautore Lucio Corsi, originario della zona di Vetulonia, ha dedicato un passaggio della sua intervista nel podcast Supernova di Alessandro Cattelan al racconto della Maremma, la terra in cui è cresciuto e a cui resta legato.
Alla domanda del conduttore su come sia questa parte della Toscana, Corsi ha risposto senza mezzi termini: «È il Far West. È la Toscana meno verde, meno collinare, meno da cartolina che ci sia». Il cantautore ha descritto una terra «brulla, arida, secca», dove «ci sono ancora i butteri, anche se pochi. È una bella terra», ha aggiunto.
Malaria e il lago scomparso
Cattelan ha chiesto a Corsi perché la Maremma sia spesso oggetto di pregiudizi, definita in certi modi di dire poco lusinghieri. Il cantautore ha spiegato che la ragione va cercata nel passato: «C'è stata una marea di morti – racconta – era una terra di grande sofferenza per la malaria». Corsi ha poi ricordato come fosse diverso il paesaggio in epoca antica: dove oggi c'è la pianura c'era il lago Prile. Anche Vetulonia, il paese che sta sopra casa sua, ai tempi degli etruschi era un porto. Con il tempo l'acqua si ritirò e la zona divenne palude, dando origine alla piaga della malaria che ha segnato la storia dei maremmani.
La leggenda di Tiburzi
Il racconto si è spostato poi sull'Ottocento, quando la malaria costringeva gli abitanti a rifugiarsi sui monti e la pianura diventava «terra di fuorilegge e di banditi». Tra le figure citate da Corsi c'è Domenico Tiburzi, il brigante più noto della Maremma, ancora oggi al centro di racconti e leggende popolari. Il cantautore ha ricordato che «è sepolto nel cimitero di Capalbio metà dentro e metà fuori», sottolineando come la sua vicenda sia ormai entrata nel mito del territorio.
La figura di Tiburzi è stata oggetto in passato anche di approfondimenti locali dedicati alla storia e alle tradizioni popolari della zona, segno di quanto il personaggio continui a esercitare fascino sulla memoria collettiva maremmana.







