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Truffa sui Gratta e Vinci, sequestro da 25 milioni: coinvolto un immobile nel Grossetano

Cinque ex dipendenti di una concessionaria avrebbero manipolato i server per individuare biglietti vincenti. Sequestrato anche un immobile in provincia di Grosseto.

Piazza Martiri d'Istia Grosseto
Foto d'archivio · Foto Alienautic / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
In breve
  • Tra le 25 unità immobiliari sequestrate in sei province, una si trova nel Grossetano

I finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito, su delega della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, un sequestro conservativo di beni per oltre 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria dei "Gratta e Vinci", risultata estranea ai fatti contestati. Tra i beni bloccati figura anche un immobile in provincia di Grosseto.

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, i cinque ex dipendenti avrebbero sfruttato le proprie credenziali d'accesso ai sistemi informatici per manipolare i server della società, individuando in anticipo quattro biglietti vincenti: due relativi al primo premio da 7 milioni di euro ciascuno e altri due dal valore individuale di 5 milioni di euro. I tagliandi sarebbero poi stati acquistati da parenti e amici dei presunti responsabili presso le ricevitorie del territorio nazionale in cui erano stati spediti dalla concessionaria.

Per la Procura contabile, l'utilizzo illecito di informazioni privilegiate avrebbe azzerato la componente di casualità propria del gioco, eliminando la possibilità che quei premi, in condizioni normali, potessero restare non reclamati e quindi rimanere nelle casse dello Stato. La Procura ha quindi notificato ai cinque un atto di citazione con contestuale ricorso per sequestro conservativo, a garanzia del risarcimento del danno erariale causato all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

L'importo complessivo del danno contestato ammonta a 25.067.224 euro, cifra che somma al valore dei quattro premi riscossi un'ulteriore quota relativa alle componenti di responsabilità patrimoniale e non patrimoniale, compreso il danno d'immagine arrecato all'amministrazione pubblica, secondo quanto emerso dall'inchiesta della Procura contabile del Lazio.

Il provvedimento ha riguardato 25 unità immobiliari, tra appartamenti, villini, garage e cantine, distribuite nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria, oltre a cinque tra auto e moto e a disponibilità finanziarie. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fatti al centro dell'indagine risalirebbero al 2019.

Spetterà ora al giudice designato, in camera di consiglio, valutare se confermare, modificare o revocare il blocco dei beni, in attesa della definizione delle responsabilità individuali nel corso del processo contabile davanti alla Corte dei conti del Lazio.

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