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Grosseto, scambia una mazza di tamburo per un fungo tossico: ricovero due anni fa

Il micologo Michele Cencini racconta il caso di un'intossicazione da Amanita pantherina scambiata per mazza di tamburo, con ricovero e contenzione.

Grosseto, piazza dante,
Foto d'archivio · Foto Francesco Bini / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
In breve
  • <parameter name="item">Un raccoglitore scambiò un'Amanita pantherina per una mazza di tamburo (Macrolepiota procera)

GROSSETO. Un fungo che sembrava una mazza di tamburo, uno dei più comuni e apprezzati, si è rivelato un'Amanita pantherina, specie neurotossica. L'errore, avvenuto due anni fa a Grosseto, costò a un paziente un ricovero complicato dalle allucinazioni.

A ricostruire il caso è il micologo Michele Cencini, che lo cita come esempio concreto di come si possa scambiare un fungo commestibile con uno velenoso. «Aveva allucinazioni talmente importanti che fu necessario contenerlo a letto», racconta Cencini.

Secondo l'esperto, la confusione tra le due specie può verificarsi quando l'Amanita pantherina presenta dimensioni superiori alla media, inducendo i raccoglitori meno attenti a scambiarla per la Macrolepiota procera, cioè la mazza di tamburo. «L'Amanita pantherina colpisce il cervello provocando allucinazioni, alle quali possono accompagnarsi vomito e diarrea. Gli effetti possono durare a lungo e diventare particolarmente pericolosi, soprattutto se la persona si trova da sola», spiega il micologo.

Le regole per la raccolta

In Toscana la raccolta dei funghi epigei spontanei è disciplinata da limiti precisi: la quantità massima consentita è di 3 kg al giorno per persona, come indicato dall'Ispettorato micologico dell'Asl Toscana sud est, competente anche sul territorio di Grosseto. L'Asl raccomanda di raccogliere i funghi interi, staccandoli dal micelio con un movimento rotatorio e senza tagliarli, proprio perché questo consente una determinazione più sicura della specie. È inoltre vietato l'uso di rastrelli o altri strumenti che danneggino l'apparato produttivo fungino, mentre la raccolta va riposta in contenitori che permettano la diffusione delle spore, evitando i sacchetti di plastica che ne accelerano il deterioramento.

In caso di sospetta intossicazione, gli esperti del settore raccomandano di recarsi al pronto soccorso il prima possibile portando con sé eventuali resti del pasto, gli scarti dei funghi e gli esemplari ancora disponibili, per facilitare l'identificazione della specie responsabile e impostare la terapia più appropriata.

Per ogni dubbio sul riconoscimento dei funghi raccolti è possibile rivolgersi agli ispettorati micologici delle Asl, presenti anche nel territorio della provincia di Grosseto.

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