Grosseto, revocato il Reddito di cittadinanza: il Tribunale condanna l'Inps a pagare 37mila euro
Il Tribunale del lavoro di Grosseto riconosce gli arretrati a un ex percettore del Reddito di cittadinanza, assolto dopo un procedimento penale per mancata dichiarazione di vincite al gioco.

- Il Tribunale del lavoro di Grosseto ha condannato l'Inps a versare circa 37mila euro di arretrati
- Il beneficiario era stato assolto con formula piena dall'accusa di non aver dichiarato vincite al gioco
- Il giudice ha stabilito che l'abolizione del Reddito di cittadinanza non fa perdere il diritto alle somme maturate quando la misura era in vigore
- Dichiarate illegittime anche le trattenute di 400 euro operate sulla pensione di invalidità dell'uomo
Un ex percettore del Reddito di cittadinanza a Grosseto, che si era visto revocare il sussidio dopo essere finito sotto processo per la presunta mancata dichiarazione di vincite al gioco e poi assolto con formula piena, ha ottenuto dal Tribunale del lavoro di Grosseto il riconoscimento degli arretrati maturati, per un importo di circa 37mila euro.
La vicenda
L'uomo aveva presentato domanda per il Reddito di cittadinanza nel 2019 e aveva iniziato a percepire il beneficio. Nel 2022 la domanda era stata respinta, dopo che la Guardia di finanza aveva condotto controlli sui percettori del sussidio e nei confronti dell'uomo era stato avviato un procedimento penale per alcune vincite al gioco che, secondo l'accusa, non sarebbero state dichiarate. La contestazione aveva portato al blocco del sussidio e alla richiesta di restituzione delle somme ritenute indebitamente percepite, con trattenute per 400 euro operate sulla pensione di invalidità dell'uomo.
Il processo penale si era però concluso nel febbraio 2025 con l'assoluzione piena dell'imputato. Nel frattempo, però, il Reddito di cittadinanza era già stato abolito e non esisteva più nemmeno il conto sul quale versare eventuali somme dovute, la Carta Rdc.
La decisione del giudice
Il giudice del lavoro Giuseppe Grosso, assistito dal ricorrente con l'avvocato Cosimo Vallone, ha stabilito che l'abolizione della misura non comporta la perdita delle somme maturate nel periodo in cui il Reddito di cittadinanza era ancora in vigore, così come le difficoltà tecniche legate alle modalità di pagamento non possono determinare la perdita del diritto alla prestazione. L'Inps, secondo quanto emerso in giudizio, non aveva contestato né il diritto alle somme né il loro ammontare, limitandosi a segnalare le difficoltà amministrative nel corrispondere oggi una prestazione erogata in passato tramite la Carta Rdc.
Il Tribunale ha quindi riconosciuto il diritto alle mensilità non pagate relative al periodo 2022-2023, condannando l'Inps a versare le somme residue dovute. Dichiarate illegittime anche le otto trattenute da 50 euro mensili, per complessivi 400 euro, prelevate dalle prestazioni di invalidità civile e assegno sociale dell'uomo per recuperare il presunto indebito poi annullato dalla sentenza di assoluzione: l'Inps dovrà restituirle insieme a eventuali ulteriori somme successivamente prelevate.
