Grosseto, arrestati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: assunzioni fittizie con il Decreto Flussi
Un imprenditore di 64 anni e la moglie di 49 in carcere: secondo la Procura avrebbero fatto arrivare stranieri con promesse di lavoro poi rivelatesi inesistenti.

- Arrestati un imprenditore grossetano di 64 anni e la moglie di 49, di origine marocchina
- L'accusa è concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina pluriaggravato
- Secondo la Procura 31 stranieri sarebbero entrati illegalmente e altri 22 visti sarebbero irregolari
- Indagine partita da denunce di cittadini stranieri presentate nel 2024
Un imprenditore di Grosseto, 64 anni, e la moglie di 49, di origine marocchina, sono stati arrestati e portati in carcere con l'accusa di concorso in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina pluriaggravato. L'ordinanza di custodia cautelare, disposta dal Gip del Tribunale di Grosseto su richiesta della Procura della Repubblica locale, è stata eseguita venerdì 25 settembre dai finanzieri del Comando provinciale di Grosseto insieme ai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le indagini, avviate dalle denunce di cittadini stranieri nel 2024, hanno smascherato un sistema consolidato che trasformava il Decreto Flussi in una fonte di guadagno illecito. Il meccanismo prevedeva il reclutamento di persone all'estero, soprattutto in Marocco, alle quali sarebbe stato chiesto un pagamento di 10mila euro a testa in cambio della promessa di un impiego regolare e della relativa documentazione per l'ingresso in Italia.
Lavori mai esistiti e nuove richieste di denaro
Una volta sbarcati, però, gli stranieri scoprivano che gli impieghi promessi presso l'azienda degli arrestati erano completamente fittizi. Rimasti senza lavoro, venivano alloggiati in strutture messe a disposizione dalla coppia a fronte di un affitto di circa 250 euro mensili. Con l'avvicinarsi della scadenza dei documenti, secondo l'accusa, per rinnovare il titolo di soggiorno ed evitare di diventare clandestini, le vittime erano costrette a versare ulteriori somme in contanti, fino a mille euro, per ottenere buste paga false.
Gli inquirenti ritengono che il sistema abbia riguardato complessivamente 31 ingressi in Italia ritenuti illegali e altri 22 visti d'ingresso rilasciati sulla base di procedure irregolari. Tra il materiale raccolto durante le perquisizioni sarebbero emersi agende e appunti con nomi, acconti e saldi in euro e in valuta marocchina, oltre a contratti di fornitura di manodopera per cifre elevate, alcuni dei quali riconducibili ad aziende risultate ignare, cessate o addirittura intestate a persone decedute da anni.
Il giudice, nel disporre la misura più severa, ha ravvisato il rischio di inquinamento delle prove e il pericolo di reiterazione delle condotte. L'inchiesta della Procura di Grosseto prosegue per ricostruire l'intero flusso di denaro, che secondo l'accusa sarebbe stato riscosso sia in Italia sia in Marocco.




