Caregiver 24 ore su 24: la storia di una madre e del figlio in stato vegetativo
Da sei anni una madre assiste giorno e notte il figlio, in stato vegetativo dopo una caduta nel 2020. La denuncia sulla solitudine dei caregiver.

- Il figlio è precipitato da nove metri il 24 settembre 2020, a 22 anni, riportando gravi lesioni cerebrali
- La madre lo assiste a casa giorno e notte da sei anni, dopo aver lasciato il lavoro
- La camera è stata trasformata in una terapia sub-intensiva con attrezzature fornite dall'Asl
- La donna denuncia la solitudine economica, psicologica e sociale dei caregiver familiari
Una madre che da sei anni non dorme una notte intera, perché il letto del figlio è a pochi centimetri dal suo e ogni respiro va controllato. È la storia raccontata da Valentina Solari, 60 anni, che assiste giorno e notte il figlio Nicola Consolandi, oggi 28enne, in stato vegetativo dopo un incidente domestico.
Tutto è cominciato il 24 settembre 2020, quando Nicola, allora 22enne, è precipitato da un'altezza di nove metri, battendo violentemente la testa sull'asfalto. Il ragazzo è sopravvissuto, ma la lesione cerebrale lo ha lasciato in una condizione di gravissima compromissione neurologica. Dopo il ricovero all'ospedale Le Scotte di Siena, il lungo coma e la terapia intensiva, i medici hanno dovuto rimuovere due porzioni della teca cranica per ridurre la pressione intracranica, avvertendo la famiglia che il giovane non ce l'avrebbe fatta.
Nicola si è invece aggrappato alla vita, ma al risveglio è rimasto in stato vegetativo, apparentemente sveglio ma senza rispondere agli stimoli. Dopo un percorso riabilitativo di due anni al centro Don Gnocchi di Scandicci, Valentina ha deciso di riportarlo a casa, rifiutando il ricovero in una struttura di lunga degenza: "Non lo avrei mai lasciato in una struttura di lunga degenza. Lì sarebbe diventato soltanto un numero. Nicola invece ha bisogno d'amore".
A 54 anni la donna ha lasciato il lavoro per diventare caregiver a tempo pieno. La camera del figlio è oggi una vera e propria terapia sub-intensiva domestica, con Peg per la nutrizione, cannula tracheostomica, aspiratore e un letto con materassi antidecubito fornito dall'Asl. Valentina ha imparato a somministrare l'eparina, gestire le vie aeree e riconoscere i segnali di un'infezione.
L'impegno costante pesa anche sulla salute della donna: "Sono piena di dolori, ho due tutori alle braccia. Poi non mi curo, non c'è tempo". Le uniche pause, racconta, sono le due ore in cui un operatore formato si occupa dell'assistenza al figlio.
Valentina estende la sua testimonianza alle tante famiglie che vivono situazioni analoghe: "Il caregiver oggi è lasciato drammaticamente solo. Dal punto di vista economico, psicologico e sociale", denuncia, chiedendo maggiore sostegno per chi assiste a casa persone con disabilità gravissime.







