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Tetto agli studenti stranieri, il Pd di Grosseto: «Integrazione si fa a scuola»

Laura Pranti (Pd Grosseto) critica il limite del 30% nelle classi: servono più insegnanti e mediatori, non quote sugli alunni.

Tetto agli studenti stranieri, il Pd di Grosseto: «Integrazione si fa a scuola»
Immagine generata con IA (FLUX)
In breve
  • Il Pd chiede più insegnanti, mediatori culturali e presìdi scolastici invece di limiti numerici

GROSSETO – Il Partito democratico della provincia di Grosseto prende posizione contro il tetto massimo di studenti stranieri nelle classi introdotto dal decreto scuola approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre. A intervenire è Laura Pranti, responsabile istruzione della federazione provinciale del Pd, secondo cui la strada da percorrere non è quella dei limiti numerici ma quella degli investimenti su personale e servizi.

«Di fronte a questa proposta, la questione da porre è se si stia realmente cercando di governare un fenomeno complesso oppure se si stia costruendo l'ennesimo slogan elettorale», afferma Pranti, che nel suo intervento richiama gli articoli della Costituzione dedicati ai diritti della persona, all'uguaglianza, al diritto d'asilo e in particolare l'articolo 34, che sancisce il principio della scuola aperta a tutti. Per la responsabile Pd, la Carta «individua nell'istruzione uno degli strumenti per rendere effettivi uguaglianza, libertà e partecipazione», ed è proprio nelle aule che si costruiscono integrazione e senso di appartenenza a una comunità.

Il provvedimento del Governo, come chiarito dallo stesso esecutivo, fissa dal 2027/2028 un limite del 30% nelle classi prime di primaria, medie e superiori per gli studenti stranieri privi di un percorso scolastico italiano consolidato, con deroghe nei territori privi di alternative e un fondo dedicato alle scuole che non riusciranno a rispettare la soglia.

Un tema che in provincia di Grosseto assume contorni particolari: nei piccoli centri dell'entroterra, dall'Amiata alle Colline Metallifere, diverse scuole primarie registrano già percentuali di alunni con cittadinanza straniera ben superiori al 50%, secondo i dati del ministero relativi all'anno scolastico 2024/2025.

Per Pranti, in questi contesti «la risposta non può essere una logica di divisione o di mera distribuzione dei numeri», ma servono «risorse, insegnanti, mediatori culturali, servizi e una presenza educativa forte». La responsabile Pd esprime inoltre preoccupazione per l'accorpamento delle dirigenze scolastiche e la riduzione dei presìdi sul territorio, sostenendo che «dove aumenta la complessità, lo Stato dovrebbe essere più presente, non più distante». «L'integrazione non si costruisce con un decreto, ma ogni mattina nelle classi, nei corridoi e nei quartieri», conclude Pranti.

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