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Torri costiere della Maremma: guida alle fortificazioni sul mare da Talamone all'Argentario

Dalla Rocca di Talamone alle torri del Monte Argentario, un itinerario tra le fortificazioni costruite da Siena e dallo Stato dei Presidi per difendersi dai pirati.

Torri costiere della Maremma: guida alle fortificazioni sul mare da Talamone all'Argentario
Foto trolvag / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
In breve
  • <parameter name="item">Il sistema di torri nacque sotto la Repubblica di Siena e fu completato dallo Stato dei Presidi spagnolo dal 1557

Lungo il litorale della provincia di Grosseto si allinea una delle reti di fortificazioni costiere meglio conservate della Toscana: torri di avvistamento costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento per difendere la Maremma dalle incursioni dei pirati barbareschi. Molte di queste strutture sono oggi visitabili, altre si intravedono solo dai sentieri costieri, ma insieme raccontano un capitolo preciso della storia del territorio, quello del dominio della Repubblica di Siena prima e dello Stato dei Presidi spagnolo poi.

Da Siena agli Spagnoli: come nacque la rete delle torri

Il sistema difensivo affonda le radici nell'espansione di Siena verso il mare, con la conquista dei porti di Talamone e poi di Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Per fronteggiare le incursioni, Siena si dotò di un sistema di torri attraverso la costruzione di nuove strutture militari e il potenziamento delle più antiche torri costruite dagli Aldobrandeschi, conti di Sovana e Santa Fiora, con funzioni difensive e offensive o semplici attività di avvistamento. Il sistema raggiunse il suo apice verso la metà del Cinquecento, quando furono realizzate molte opere militari per difendere il Monte Argentario e Porto Ercole durante la Guerra di Siena. Caduta la Repubblica, gran parte delle torri costiere senesi entrarono a far parte del nascente Stato dei Presidi nel 1557, l'enclave spagnola che comprendeva Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Ansedonia e Talamone.

Il nucleo di Talamone: Rocca, Talamonaccio e Capo d'Uomo

Il borgo di Talamone, frazione del comune di Orbetello, conserva il complesso più articolato. La Rocca aldobrandesca, costruita a metà Duecento, fu più volte ampliata: la fortificazione fu definitivamente recuperata nella seconda metà del Cinquecento, quando la località entrò a far parte dello Stato dei Presidii, e la ristrutturazione tardocinquecentesca le conferì l'aspetto attuale.

Poco a sud sorge la Torre di Talamonaccio, su un promontorio che domina la spiaggia di Bengodi: il complesso fortificato sorse in epoca medievale come torre di avvistamento quando il territorio era ancora controllato dagli Aldobrandeschi, e dopo il passaggio alla Repubblica di Siena, nella seconda metà del Cinquecento la struttura passò agli Spagnoli che la ampliarono e fortificarono ulteriormente, integrandola nel sistema difensivo dello Stato dei Presidi in comunicazione visiva con la Rocca di Talamone e il forte delle Saline. Dismessa nell'Ottocento con l'annessione al Granducato di Toscana, oggi è una proprietà privata.

A nord del borgo, già dentro il Parco naturale della Maremma, si trova invece la Torre di Capo d'Uomo: edificata nella seconda metà del XVI secolo su una fortificazione medievale preesistente, svolgeva importanti funzioni di avvistamento lungo il tratto costiero più a nord dello Stato dei Presidii. Restaurata nel Settecento, fu dismessa nella prima metà dell'Ottocento con l'ingresso di Talamone nel Granducato di Toscana ed è attualmente una residenza privata, raggiungibile a piedi lungo l'itinerario T del Parco.

Torre delle Cannelle, da avamposto a struttura ricettiva

Lungo lo stesso tratto di costa, secondo il portale ufficiale Visit Tuscany, la Torre delle Cannelle fu costruita dai Medici nello stesso periodo della Torre di Capo d'Uomo ed è oggi adibita a struttura ricettiva. Una seconda Torre delle Cannelle, omonima, compare anche nell'elenco delle fortificazioni di origine senese del Monte Argentario, segno di come più punti della costa condividessero gli stessi toponimi legati alla vegetazione o alla conformazione del litorale.

Monte Argentario: il cuore dello Stato dei Presidi

Il promontorio dell'Argentario ospita la concentrazione più alta di torri superstiti. Tra quelle di origine senese poi riadattate dagli spagnoli figurano, oltre alla già citata Cannelle, il Forte delle Saline ad Albinia, la Torre dell'Argentiera, la Torre di Cala Piccola, la Torre della Maddalena, la Torre Ciana e la Torre dell'Acqua; a queste si aggiungono le fortificazioni realizzate in epoca spagnola, come la Torre della Cacciarella, la Torre di Cala Moresca, i forti Stella, Filippo e Santa Caterina a Porto Ercole, la Torre del Mulinaccio e la Torre di San Pancrazio ad Ansedonia.

La Torre di Cala Grande, sulla costa occidentale dell'Argentario, fu costruita dai Senesi in epoca rinascimentale, nel corso del Quattrocento, con funzioni difensive e di avvistamento; originariamente chiamata Torre di Poggio de' Porri, svolse le proprie funzioni fino alla fine dell'Ottocento, quando passò al Ministero della Difesa e fu trasformata in faro gestito dalla Marina Militare.

La Torre della Maddalena, eretta nel Quattrocento, costituiva uno dei punti di riferimento del sistema difensivo costiero lungo il litorale meridionale della Repubblica di Siena e poteva comunicare sia con la Torre delle Cannelle a est sia con la Torre di Capo d'Uomo a nord, grazie al sistema di segnalazioni visive che collegava l'intera rete.

La Torre dell'Avvoltore, di origine aldobrandesca, fu interamente ricostruita dai Senesi nel 1459 e nel 1566 potenziata dagli spagnoli per integrarla nel dispositivo difensivo dello Stato dei Presidi.

La Torre della Bella Marsilia, tra storia e leggenda

Sui Monti dell'Uccellina, al confine tra il territorio del Parco della Maremma e la costa, sorge la Torre della Bella Marsilia. L'intero territorio, comprendente anche la Torre Bassa e la tenuta di Collecchio, era controllato in epoca medievale dagli Aldobrandeschi, che cedettero le proprietà alla famiglia Marsili di Siena con atto del 13 luglio 1345. Il nome della torre è legato a una vicenda che la tradizione colloca nel 1511, quando una masnada di corsari guidata dal pirata Ariodemo Barbarossa sbarcò inosservata nelle insenature di Cala di Forno per assalire il castello. La torre, oggi ridotta a rudere, resta visibile lungo i sentieri del parco.

Torre Mozza: il confine con la costa livornese

Spostandosi verso nord, al largo del Golfo di Follonica si incontra Torre Mozza, punto di riferimento per chi percorre la costa grossetana. Va però precisato che la torre, risalente al Cinquecento, è una fortificazione costiera situata nel comune di Piombino, a circa un chilometro dal comune di Follonica, quindi già in provincia di Livorno: dopo anni come struttura ricettiva di tipo ristorativo, è stata restaurata e trasformata in albergo di fascia medio-alta, inaugurato nel 2015.

Informazioni pratiche

Le torri dell'Argentario e di Talamonaccio sono per lo più proprietà private e si osservano dall'esterno o lungo i sentieri costieri; la Torre di Capo d'Uomo e la Torre della Bella Marsilia si raggiungono con gli itinerari segnalati del Parco naturale della Maremma, il cui accesso e i cui orari variano stagionalmente ed è consigliabile verificare sul sito ufficiale dell'ente parco prima della visita. La Rocca di Talamone, nel centro del borgo, è liberamente visibile dall'esterno.

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