Bianco di Pitigliano DOC: il vino del tufo e le cantine dove assaggiarlo
Guida al Bianco di Pitigliano DOC, tra i vitigni Trebbiano e Greco, la zona tra Pitigliano, Sorano e Manciano e la Cantina Cooperativa nata nel 1954.

- DOC riconosciuta nel 1966, tra le prime in Italia
- Zona di produzione tra Pitigliano, Sorano, parte di Scansano e Manciano
- Vitigno principale Trebbiano toscano, affiancato da Greco e altri
- Cantina Cooperativa di Pitigliano nata nel 1954, oggi circa 400 soci
Il Bianco di Pitigliano è una delle denominazioni di origine controllata più antiche della Toscana meridionale, legata al territorio tufaceo che comprende Pitigliano, Sorano e parte dei comuni di Manciano e Scansano, in provincia di Grosseto.
Una DOC tra le prime in Italia
La denominazione è stata riconosciuta con decreto del presidente della Repubblica del 28 marzo 1966, per il vino «Bianco di Pitigliano» incentrato, per lo più, sulle uve dei vitigni Trebbiano toscano, Greco, Grechetto, Malvasia bianca lunga e Verdello, che secondo alcune fonti fu il sesto riconoscimento in ordine cronologico attribuito in Italia. Alle versioni originarie si sono aggiunte nel tempo le tipologie Superiore e Spumante, mentre con la modifica del disciplinare intervenuta a novembre 2011 è stata inserita la tipologia tradizionale Vin Santo.
Zona di produzione e vitigni
Secondo il disciplinare, le uve destinate alla produzione della denominazione devono essere prodotte nella zona, in provincia di Grosseto, comprendente gli interi territori dei comuni di Pitigliano e Sorano, il territorio comunale di Scansano con l'esclusione della parte occidentale, e il territorio comunale di Manciano con l'esclusione dell'estrema parte occidentale. Il vitigno principale è il Trebbiano Toscano tra il 40 e il 100%, a cui si affiancano vitigni della varietà Greco, Malvasia bianca lunga, Verdello, Grechetto, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Riesling italico e Pinot bianco, da 0 a 60%. La zona è nota anche per la produzione, ormai da diversi anni, di un vino kosher legato alla tradizione ebraica del borgo.
La Cantina Cooperativa di Pitigliano
Il legame tra il territorio e questa denominazione passa in gran parte dalla Cantina Cooperativa di Pitigliano, nata nel 1954 per volontà di 11 soci fondatori, con lo scopo di raccogliere e trasformare la produzione viticola del territorio circostante al fine di presentare sul mercato un unico prodotto di qualità. La cooperativa si dotò poi, secondo quanto riportato da Legacoop Toscana, di un impianto enologico nel 1958, dando avvio a una delle prime DOC italiane. Oggi i soci sono circa 400 e i loro vigneti sono dislocati nelle colline dei comuni di Pitigliano, Sorano e Manciano, su un totale di circa 450 ettari, per una produzione che raggiunge 1,7 milioni di bottiglie annue tra bianchi, rossi e olio extravergine d'oliva.
Oltre alla sede produttiva nella parte nuova del paese, la cooperativa mantiene una cantina storica nel centro di Pitigliano, aperta per visite e degustazioni in occasione di eventi come la Festa delle Cantine.
A tavola
Secondo Visit Tuscany, il Bianco di Pitigliano è un vino fresco e vivace che ben si presta ad accompagnare antipasti, minestre, rane e lumache senza salsa, pesci in bianco, verdure, formaggi a pasta molle e soprattutto specialità tipiche maremmane, come l'acquacotta.
Informazioni utili
Per visite, degustazioni e acquisti si consiglia di verificare orari e modalità sui siti ufficiali della Cantina Cooperativa di Pitigliano (cantinadipitigliano.it) e del Consorzio di Tutela del Bianco di Pitigliano e Sovana (pitiglianodoc.it), oltre alle numerose aziende agricole indipendenti presenti sul territorio delle città del tufo.



