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Grosseto, la Prefettura consegna la Medaglia d'Onore alla memoria di Dilio Bonari

A Palazzo del Governo la cerimonia per la Giornata degli internati italiani: il nipote Mirko ha ritirato l'onorificenza per il nonno, deportato in Germania dopo l'8 settembre.

Grosseto, la Prefettura consegna la Medaglia d'Onore alla memoria di Dilio Bonari
Foto Alienautic / Wikimedia Commons, Public domain
In breve
  • <parameter name="item">Cerimonia il 21 settembre nel Salone degli Specchi della Prefettura di Grosseto

GROSSETO. La Prefettura di Grosseto ha celebrato lunedì 21 settembre, nel Salone degli Specchi di Palazzo del Governo, la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Nel corso della cerimonia sono state consegnate le Medaglie d'Onore concesse dal Capo dello Stato ai familiari dei cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra.

Tra i riconoscimenti assegnati, quello alla memoria di Dilio Bonari, nato l'8 ottobre 1922, militare in Grecia al momento dell'armistizio dell'8 settembre 1943. Catturato dai tedeschi, Bonari fu deportato e destinato al lavoro coatto: secondo le ricerche condotte dalla famiglia, lavorò per circa un anno in una fabbrica di alluminio nella zona di Bayreuth, in Germania. A ritirare la medaglia è stato il nipote, l'avvocato Mirko Bonari, accompagnato dalle figlie Virginia e Costanza.

Una storia ricostruita negli archivi

Dilio Bonari, morto nel 2012 a 90 anni, aveva raccontato pochissimo della propria prigionia. È stato il nipote a ricostruire il percorso attraverso i documenti: dal foglio matricolare recuperato all'Archivio di Stato di Siena fino agli Arolsen Archives, dove è stata rintracciata una scheda relativa a un "BONARI Idilio", nato l'8 ottobre 1922, nella documentazione sull'area di occupazione americana intorno a Bayreuth. Una lettera in più nel nome aveva reso più difficile il ritrovamento della traccia.

Tra gli oggetti conservati dalla famiglia c'è ancora il giubbotto di pelle che Bonari indossava al ritorno dalla Germania, largo appena 37-38 centimetri da una spalla all'altra, con un timbro di fabbricazione del 1944. Dopo la liberazione, nell'aprile del 1945, l'uomo rimase per alcuni mesi a lavorare con gli americani prima di poter tornare in Italia, dove riprese la vita civile, si sposò e lavorò per un periodo in un bar ad Asciano, poi entrò nelle Ferrovie dello Stato.

La Medaglia d'Onore prevista dalla legge 296 del 2006 riconosce il sacrificio dei cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto; quando l'insignito non è più in vita, l'onorificenza viene consegnata ai familiari.

Questo articolo è stato redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire da fonti ufficiali, poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo

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