Codice Rosa, Pifferi: "La visita di Mattarella un riconoscimento per chi lotta contro la violenza"
La consigliera Opi e vice responsabile del Codice Rosa racconta l'incontro con il presidente Mattarella all'ospedale Misericordia di Grosseto.

- Alessandra Pifferi ha incontrato Mattarella giovedì 17 settembre all'ospedale Misericordia
- È tra le pioniere del Codice Rosa, nato nel 2009 a Grosseto
- Sottolinea il ruolo centrale della formazione degli operatori sanitari
- Il percorso tutela donne, minori, anziani e vittime di crimini d'odio
L'incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avvenuto giovedì 17 settembre all'ospedale Misericordia di Grosseto, è stato commentato da Alessandra Pifferi, consigliera dell'Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Grosseto e vice responsabile della rete Codice Rosa dell'Azienda Usl Toscana Sud Est. Per Pifferi l'incontro rappresenta "un onore, un'emozione grande e, soprattutto, un riconoscimento dello Stato per l'impegno contro la violenza".
Pifferi è stata tra le prime professioniste a lavorare al progetto che ha preso forma a Grosseto a partire dal 2009. Secondo quanto ricostruito dalle cronache della visita presidenziale, tutto nacque alla fine del 2008, quando un gruppo di medici e sanitari dell'ospedale Misericordia, allora sotto l'Asl 9 di Grosseto, iniziò a interrogarsi su come intercettare i casi di violenza di genere che sfuggivano ai servizi sanitari. Il percorso, ideato dalla dirigente medica Vittoria Doretti, si è poi trasformato in un modello: nato nel 2010 nell'Azienda USL 9 di Grosseto come progetto pilota, il Codice Rosa è diventato un progetto regionale nel 2011 e si è consolidato in una rete regionale nel 2016, per poi rappresentare un modello di riferimento a livello nazionale.
La formazione come punto di forza
Per la consigliera Opi, il pilastro dell'attività resta la preparazione del personale sanitario. La formazione specifica permette di "vedere oltre le apparenze - di sospendere il giudizio e di porre le domande giuste di fronte a vittime che spesso non denunciano per paura, isolamento o dipendenza economica", ha spiegato Pifferi, aggiungendo che "il Codice Rosa tutela tutte le persone vulnerabili attraverso percorsi dedicati, come il Percorso donna e il percorso per le vittime di crimini d'odio, offrendo ascolto, accoglienza e protezione".
Pifferi ha inoltre osservato che, se la violenza e i crimini d'odio non sono forse cambiati negli anni, a essere cresciuta è la capacità degli operatori di riconoscerli e affrontarli: professionisti in grado di accompagnare le vittime, sospendere il giudizio e offrire sicurezza e accoglienza. Il Codice Rosa, ha ricordato, non riguarda solo le donne ma si rivolge anche a minori, anziani e persone colpite da crimini d'odio legati all'orientamento sessuale, attraverso due percorsi distinti: il Percorso donna e quello dedicato alle vittime di odio.
Il sistema, nato a Grosseto, ha portato nel tempo anche allo sviluppo formativo universitario: dal 2018 è attivo, in collaborazione con l'Università di Siena, un master dedicato interamente al Codice Rosa, oggi arrivato all'ottava edizione.

