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Mauro Mancini, il giornalista grossetano dei 74 giorni alla deriva con Fogar

La storia di Mauro Mancini, cresciuto a Grosseto, che nel 1978 affrontò l'oceano con Ambrogio Fogar e morì dopo 74 giorni alla deriva.

Mauro Mancini, il giornalista grossetano dei 74 giorni alla deriva con Fogar
Foto Somebody.gr / Wikimedia Commons, CC0
In breve
  • Grosseto gli tributò un funerale in cattedrale
  • è sepolto al cimitero della Misericordia

Nato a Castiglioncello nel 1927, Mauro Mancini crebbe a Grosseto, dove il padre lavorava come capostazione delle Ferrovie, in un appartamento della palazzina della stazione. È qui che si è formata l'identità del giornalista che, decenni dopo, sarebbe diventato protagonista di uno dei naufragi più raccontati della storia della nautica italiana.

Dal giornalismo alla vela

Dopo il dopoguerra Mancini iniziò a scrivere su testate come Fronte della Gioventù, Vie Nuove e Canapone, per poi passare a La Nazione e trasferirsi con la moglie a Firenze. Accanto al mestiere di reporter coltivò una passione profonda per il mare, che lo portò a progettare un'imbarcazione a vela, il Piviere, e a curare la collana "Navigare lungo costa", diventata un riferimento per la cultura marinara italiana degli anni Settanta.

Il naufragio del Surprise

Fu proprio il mare, però, a segnare il suo destino. Il 19 gennaio 1978 al largo delle isole Falkland nel sud dell'Oceano Atlantico, l'imbarcazione viene colpita da un branco di orche o balene e affonda in poco tempo. Mancini e Fogar erano partiti da Mar del Plata, in Argentina, per un'impresa di navigazione verso l'Antartide. Nell'emergenza riuscirono a portare con loro sulla zattera autogonfiabile di salvataggio solo un po' di zucchero e un pezzo di pancetta, sopravvivendo nelle settimane successive bevendo acqua piovana e nutrendosi di quanto trovavano in mare.

Il 2 aprile, dopo 74 giorni alla deriva, vengono finalmente individuati e soccorsi dal mercantile greco Master Stefanos. Le condizioni dei due naufraghi erano però gravissime: Fogar aveva perso venticinque chili, Mancini quarantuno. Il giornalista, già debilitato, fu colpito da una polmonite e morì due giorni dopo il salvataggio.

L'ultimo saluto della città

Grosseto tributò a Mancini un funerale in cattedrale, prima della sepoltura nel cimitero della Misericordia, accanto ai genitori. La vicenda del Surprise, per la sua drammaticità, è rimasta negli anni tra i casi di sopravvivenza in mare più citati e ha ispirato negli anni successivi anche produzioni teatrali dedicate alla storia dei due naufraghi.

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