Fonteblanda, il padre del ragazzo tetraplegico: «Mai avrei fatto del male a mio figlio»
Il padre del ragazzo tetraplegico coinvolto nell'intervento dei carabinieri a Fonteblanda racconta la sua versione: un disguido sul trasporto in ospedale.

- Il padre di un ragazzo tetraplegico di Orbetello contesta la ricostruzione dei fatti diffusa nei giorni scorsi
- Secondo l'uomo il trasporto in ospedale concordato con l'assistente sociale è degenerato per un disguido con il personale sanitario del 118
- L'uomo riferisce di essersi chiuso in camera con il figlio per convincerlo a partire con l'automedica, non per compiere gesti inconsulti
- Nel pomeriggio l'uomo ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale a Grosseto
ORBETELLO – Torna a parlare il padre del ragazzo tetraplegico coinvolto nell'intervento dei carabinieri avvenuto giovedì scorso a Fonteblanda, frazione di Orbetello. L'uomo, 56 anni, ha chiesto di raccontare la propria versione dei fatti dopo la diffusione della notizia relativa all'episodio, in cui era stato riferito che si era barricato in casa con il figlio.
La versione del padre
Il trasferimento in ospedale del figlio, un ragazzo tetraplegico e autistico, per un controllo medico di routine era stato concordato in precedenza. Secondo il padre, il trasporto concordato è degenerato per un disguido sulle modalità e sulla somministrazione di un calmante al figlio.
L'uomo spiega di aver chiesto che il figlio fosse trasportato da due uomini con un telo arancione per evitare che si agitasse, ma di essersi trovato davanti a due operatrici che non sarebbero riuscite a effettuare il trasporto in quel modo. A quel punto, riferisce il padre, sarebbe intervenuto l'infermiere del 118 e la situazione sarebbe precipitata: l'uomo aveva chiesto di somministrare al figlio le gocce che assume abitualmente per tranquillizzarsi, ma l'infermiere avrebbe risposto di non poterne assumere la responsabilità in assenza di un'urgenza.
Da qui, secondo la ricostruzione dell'uomo, la chiamata ai carabinieri mentre lui si trovava chiuso in camera con il figlio per convincerlo a salire sull'automedica diretta in ospedale. Il padre racconta che, in quei momenti, un portantino avrebbe smontato persiana e zanzariera della finestra della stanza, colpendo poi il vetro e spaventando il ragazzo, che da allora non vorrebbe più dormire in quella camera.
«Per mio figlio faccio tutto»
L'uomo respinge con forza l'ipotesi di un gesto inconsulto nei confronti del figlio, ricordando che lui e la moglie hanno seguito per un anno intero le cure del ragazzo a Firenze dopo una caduta da 12 metri che lo ha reso tetraplegico, per poi riportarlo a casa e assisterlo quotidianamente. Il padre precisa inoltre che, all'arrivo dei carabinieri, in camera con lui e il figlio era presente anche la dottoressa dell'automedica, con cui si stava definendo la somministrazione del calmante; il ragazzo sarebbe poi stato trasportato regolarmente in ospedale per gli esami radiografici previsti con cadenza annuale.
Nel pomeriggio lo stesso padre ha accusato un malore per lo stress della vicenda ed è stato portato in ospedale a Grosseto, dove i sanitari gli avrebbero riscontrato un'ischemia e praticato un massaggio cardiaco.




