Follonica, bancarotta: la Cassazione conferma le condanne, tre in carcere
La Cassazione ha respinto i ricorsi nell'inchiesta sul fallimento di nove società tra immobiliare e ricettivo a Follonica: condanne definitive, tre persone in carcere.

- Il processo di primo grado si era aperto nel 2015 a Grosseto
FOLLONICA. Si è chiusa dopo oltre dieci anni la vicenda giudiziaria legata al fallimento di nove società attive tra il settore immobiliare e quello ricettivo nell'area di Follonica. La Corte di Cassazione, a metà settembre, ha respinto i ricorsi presentati contro la sentenza d'Appello, rendendo definitive le condanne per bancarotta rideterminate in secondo grado. Per tre degli imputati la decisione ha significato l'ingresso immediato in carcere.
L'inchiesta partita nel 2012
Tutto era cominciato nel 2012, quando la Guardia di Finanza, con i finanzieri della tenenza di Follonica e i militari dell'allora componente tributaria di Grosseto, avviarono accertamenti su documenti, conti e operazioni di una serie di società poi dichiarate fallite. Secondo l'accusa, dalle società sarebbero stati distratti centinaia di migliaia di euro, oltre a mezzi e rami d'azienda, e in alcuni casi la contabilità non sarebbe stata tenuta in modo da ricostruire con chiarezza il patrimonio delle aziende. Il processo di primo grado si era aperto nel 2015 a Grosseto.
Le pene diventate definitive
Con il verdetto della Cassazione sono diventate definitive le condanne a carico di Luca Marchionni, passata dai 12 anni e 6 mesi del primo grado ai 9 anni e 6 mesi stabiliti in Appello; del commercialista Evans Capuano, da 9 anni e 6 mesi a 7 anni; e di Antonio Marchionni, fratello di Luca, da 6 a 5 anni. Tutti e tre si sono costituiti in istituti penitenziari della Toscana: Luca Marchionni a Siena, Capuano e Antonio Marchionni in due carceri della Maremma.
Definitiva anche la condanna a 4 anni per Paola Centini, moglie di Luca Marchionni, ridotta rispetto ai 6 anni del primo grado. La donna si trovava già detenuta nel carcere di Pisa dallo scorso agosto, per scontare una precedente condanna del 2015 legata all'omesso versamento di contributi Inps di società poi coinvolte nelle procedure di bancarotta, pena per la quale le restavano ancora tre mesi da scontare. Secondo quanto riferito dalla difesa, proprio l'esistenza di quella condanna residua ha reso necessario un percorso diverso rispetto a quello che sarebbe stato possibile con la sola pena di 4 anni.
Per gli altri imputati coinvolti nel procedimento, condannati a pene inferiori, non risultano al momento ulteriori provvedimenti esecutivi.




