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Grosseto, demansionato dopo 33 anni: dipendente bancario fa causa alla banca

Un 61enne, dopo 33 anni in banca, denuncia il demansionamento e chiede al Tribunale di Grosseto il reintegro e 235mila euro di risarcimento.

Grosseto, demansionato dopo 33 anni: dipendente bancario fa causa alla banca
Immagine generata con IA (FLUX)
In breve
  • Il dipendente, 61 anni, lavora nell'istituto di credito dal 1992
  • A luglio 2025 sarebbe stato trasferito a un ruolo privo di mansioni effettive
  • Il ricorso al giudice del Lavoro di Grosseto chiede reintegro e 235.265 euro di risarcimento
  • Prima udienza fissata per il 7 ottobre

Un dipendente bancario di 61 anni ha presentato ricorso al Tribunale del Lavoro di Grosseto contro l'istituto di credito presso cui lavora dal 1992, sostenendo di essere stato demansionato dopo oltre trent'anni di carriera. Il giudice incaricato del caso è Giuseppe Grosso e la prima udienza è fissata per il 7 ottobre.

La carriera e il cambio di ruolo

Secondo quanto riportato nel ricorso depositato dal suo legale, il dipendente aveva ricoperto negli anni incarichi di responsabilità in diverse zone d'Italia, dalla Campania all'Emilia Romagna fino alla Toscana, per poi arrivare a Grosseto. Tra i ruoli svolti figurano quello di responsabile del Centro Pmi, la guida dell'ufficio High Risk e la posizione di sostituto dell'Area Credito Retail Toscana Sud, con la gestione di portafogli e il coordinamento di team di lavoro.

A luglio 2025, secondo la ricostruzione fornita dal lavoratore, la banca gli avrebbe comunicato il trasferimento al ruolo di "Spec. Team Controlli Tutela Clientela Bancaria" a Grosseto. Un passaggio che, sempre secondo il ricorso, si sarebbe tradotto in una totale assenza di mansioni effettive, deleghe e ruoli di coordinamento, in presunta violazione dell'articolo 2103 del Codice civile, che tutela la professionalità del lavoratore.

Le richieste e la vicenda personale

Alla base del contenzioso, secondo quanto sostenuto dal dipendente, ci sarebbero tensioni legate alla richiesta di rinegoziazione di un prestito agevolato, avanzata in un periodo di difficoltà personale e familiare. Il lavoratore attribuisce all'isolamento professionale conseguenze sulla propria salute, riconducibili a una forma di depressione reattiva con ansia.

Il ricorso chiede l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento, il reintegro nella posizione precedente e un risarcimento complessivo di 235.265 euro per danni patrimoniali, biologici ed esistenziali.

Prima di rivolgersi al giudice, il legale del lavoratore aveva inviato una lettera alla direzione della banca chiedendo il reintegro. In un primo momento non sarebbe arrivata alcuna risposta; in un secondo momento la direzione avrebbe replicato che le mansioni assegnate risultavano coerenti con l'inquadramento contrattuale del dipendente. La vicenda dovrà ora essere valutata dal Tribunale del Lavoro di Grosseto, che si esprimerà nelle prossime udienze.

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